sabato 20 febbraio 2016

Sindrome della vacca a terra


La “sindrome della vacca a terra” è una condizione patologica dei bovini caratterizzata dall’incapacità di stare in piedi e camminare. Può avere diverse cause, in particolare:
  • lesioni agli arti;
  • cadute a terra, decubito prolungato su pavimenti duri e conseguenti danni muscolari, lussazioni articolari (soprattutto a carico dell'anca), fratture, paralisi dei nervi, traumi da parto che comportano lesioni della colonna vertebrale;
  • disturbi metabolici con compromissione della funzione neuromuscolare.
La gestione degli animali non in grado di muoversi, in allevamento rappresenta un problema, da un punto di vista sanitario, di benessere animale, oltre che, naturalmente, economico per l’allevatore.
L’insorgenza del decubito solitamente si verifica intorno al periodo del parto.
Un decubito di durata superiore alle sei ore di solito ha una prognosi sfavorevole: infatti con la posizione a terra, si verificano alterazioni patologiche che compromettono la possibilità di recupero dell’animale.
La maggior parte degli animali presenta ipocalcemia (livelli di calcio bassi nel sangue), tanto da far accostare la sindrome a questa patologia.
E’ evidente che la vacca, per poter far fronte alla produzione di colostro, alla crescita fetale e alla produzione di latte, deve essere in grado di mobilizzare calcio dalle ossa.
Ma le bovine, anche con 3+ parti alle spalle, sono spinte a sostenere dei ritmi che non possono ormai più sostenere e pertanto si verificano i casi di ipocalcemia.
Si potrebbe pensare a questo punto che è facilmente bypassabile il problema, aumentando il calcio nella dieta. Invece, le diete ricche di Ca in asciutta (tra una lattazione e l’altra) peggiorano la situazione, alterando i meccanismi naturali di regolazione del rilascio di calcio.
Il problema reale si presenta per quanto riguarda il trasporto: questo è un punto nevralgico per quanto riguarda il benessere animale; il principio generale è che un animale non in grado di sostenere il proprio peso sui quattro arti, deve essere considerato non idoneo al trasporto.
Ma la legge cosa dice?
  • nessuno è autorizzato a trasportare o a far trasportare animali in condizioni tali da esporli a lesioni o a sofferenze inutili (Regolamento CE 1/2005, articolo 3);
  • non può essere trasportato nessun animale che non sia idoneo al viaggio previsto, né le condizioni di trasporto possono essere tali da esporre l’animale a lesioni o a sofferenze inutili (Regolamento CE1/2005, Allegato I, Capitolo I, paragrafo 1);
  • i detentori di animali nel luogo di partenza, di trasferimento o di destinazione assicurano che le specifiche tecniche di cui all’Allegato I, Capo I e Capo III, Sezione 1 riguardo agli animali trasportati siano soddisfatte (Regolamento CE 1/2005, Articoli 8-9).
Pertanto, per questi animali non più capaci a deambulare, viene proposta l’eutanasia in loco attraverso metodologie che dovrebbero ridurre al minimo la sofferenza animale:
  • pistola a proiettile captivo;
  • overdose di barbiturici (ritenuto “eccellente” per quanto riguarda il rispetto del benessere Animale);
  • Dissanguamento (con animale in stato di coscienza);
  • Solfato di Magnesio e Cloruro di Potassio.
E’ inutile dirvi che tutto ciò avviene in rarissimi casi, no? In alcune aziende invece i capi vengono mandati al macello alzandoli tramite elevatori e particolari “pinze” che s’incastrano sul bacino, perché un capo sottoposto ad eutanasia in loco, costituisce una perdita remunerativa per l’allevatore.
[fonte: Animalisti a favore della Sperimentazione Animale]

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